Rinascere nella Luce: La Mia Vita dopo aver Perso la Vista

di Roberta D’Aleo

Per la rubrica “abbattiamo le barriere architettoniche mentali“ ecco il nuovo articolo.

Oggi risponderò ad una domanda molto difficile, complessa e delicata: “come hai fatto a prendere in mano la tua vita dopo aver perso la vista? Non è meglio nascere già ciechi?”  

Caro lettore,  

Personalmente credo fermamente che sia stato molto meglio aver perso la vista piuttosto che non averla mai avuta, perché ho potuto godere dell’immenso privilegio di poter guardare il mondo anche con quest’altro senso. Come puoi spiegare  i colori dell’alba, del tramonto, del mare o degli occhi di qualcuno a chi non sa e non conoscerà mai realmente il significato di ciò che stai descrivendo?

Ci sono cose che, per quanto gli altri possano raccontare  Puoi cogliere solo tu. Come fai a descrivere ad un cieco dalla nascita e a fargli capire la profonda beltà  di un quadro di Michelangelo, di Raffaello, di Leonardo, di Caravaggio o di Matisse, di Monet, di Manet, di Picasso? Ci sono luoghi che mozzano il fiato per la loro bellezza e questo tipo di spettacolo,   quello  estetico,  lo si coglie essenzialmente e quasi del tutto completamente con la vista.  

Per quanto oggi provino a darmi una descrizione di tali meraviglie nessuno riesce a ridarmi la bellezza che provavo nel vedere tutto questo con i miei occhi, sebbene  non sia mai stata un falco. Ci sono tantissime cose che mi mancano: il volto dei miei cari, il mio stesso viso  riflesso allo specchio, le espressioni buffe del mio gatto, i luoghi intorno a me, poter guardare qualcuno negli occhi e capirlo senza bisogno di parlare, poter camminare libera Senza bisogno di tenere in mano un bastone o di avere un braccio a cui aggrapparmi o senza l’aiuto di un cane guida.

Non ho mai guidato né lo scooter né   la macchina e l’autonomia di poter decidere  quando e dove fare qualcosa  è una delle gabbie che più mi pesa. Perdendo la vista è come se ad un certo punto avessi dovuto ricominciare tutto da capo, affidando l’istinto, la ragione e la conoscenza agli altri sensi, ho  dovuto scegliere se abbandonarmi alla morte o se prendere in mano la mia vita e andare avanti ringraziando Dio Per tutto quello che comunque ho.

 I miei piani sono stati sconvolti più e più volte, dovendo rinascere ogni volta cercando di essere sempre e solo me stessa, conservando quella parte di me che mi fa essere grata. Ciò non significa che il pensiero di farla finita non ci sia mai stato, credo piuttosto che sia più che normale averlo avuto almeno una volta nella vita dopo aver visto crollare il mondo sotto ai tuoi piedi, la cosa importante è capire che se tutto accade è  per un bene più grande.

 Non è un processo che avviene per tutti nello stesso modo e con gli stessi tempi, ci sono persone che si abbattono per molto meno e altre che prendono la vita così come viene, senza porsi troppi limiti e credo che sia questo lo spirito giusto, quello di accettare se stessi per come realmente si è  con ciò che si può fare e con ciò che bisogna abbandonare.

È inutile impegnarsi   e spendere energie  su come fare a guidare una macchina, perché c’è un limite oggettivo! Puoi, però, sbracciarti e cominciare a capire come fare ad orientarti nel mondo usando il bastone bianco,  il cane guida, i mezzi pubblici e tutto ciò che può essere utile in tal senso. Quando perdi la vista hai bisogno di essere il più obiettivo possibile, cercando di fare il punto della situazione tenendo conto dei tuoi  sogni e di quelle che sono le reali condizioni che, inevitabilmente, andranno a frapporsi tra te ed il resto del mondo.

E ti arrabbi e ti sconforti, perché sei impotente, perché non c’è nulla che tu possa fare per tornare ad avere la vista. Alcune persone,  in certi  casi anche la famiglia, ti abbandonano come un ferro vecchio che a nulla  più serve ed aggiungi angosce all’angoscia, dolore a dolore . Dopo un po’, quando stai ancora assestando il colpo,  ti rendi conto di respirare nonostante tutto ed è da lì che si  riparte.

 Sei vivo e ci sarà un perché se è così! E allora ricominci   con fatica, con dolore, con speranza, con gioia, con gratitudine ed immensa fede:  questa è il motore che apre il mio sorriso! Il buio non è mancato nella  vita ma oggi sono felice di splendere insieme al sole: Lavoro, canto, scrivo, recito, viaggio, o una vita sociale piena e tanti sogni e progetti da realizzare.

 Ho dovuto lottare per riconquistare ogni cosa: ho dovuto imparare ad utilizzare le tecnologie assistive  (ovvero i programmi di sintesi vocale contenuti all’interno del cellulare e del computer);  ho dovuto imparare a riconoscere  le persone dalle voci, dai passi, dai segni caratteristici non visivi;  ho imparato a leggere usando un altro senso;  ho dovuto imparare ad utilizzare un bastone per poter fare qualche passo da sola per strada;  ho dovuto imparare a riconoscere  il contante per non dover chiedere sempre a qualcuno di fare le cose al posto mio; ho dovuto iscrivermi nuovamente a scuola per poter conseguire le competenze necessarie all’inserimento lavorativo inerente alla mia categoria.  

 Ho dovuto imparare a fregarmene dei commenti delle persone che mi vedono passeggiare con il bastone,   del loro pietismo, della loro indifferenza, della loro insensibilità, della loro invadenza. Accettare se stessi è  sempre il primo passo per cominciare a vivere davvero.  

Spero di esservi stata utile, vi aspetto al prossimo numero della rubrica!  

Vi abbraccio  

La vostra Roby

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